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Domenica 20 Ago 2017
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Ristoro nella stalla PDF Stampa E-mail

Ristoro nella stalla: Il ristoro nella stalla è un paesaggio evocativo: d’inverno, quando il lavoro nei campi si fermava, si trascorreva la giornata in cucina o nella stalla, che seppur invasa dell’odore degli animali, era i locale più caldo della casa.

Il buio sopraggiungeva, si accendeva il lume a petrolio e, prima del riposo, la stalla diventava il luogo dei racconti.   Ospitato nella vecchia stalla della casa colonica, la stanza del ristoro biologico conserva intatte le strutture originali: il tavolato del soffitto, la pietra a vista, la mangiatoia, gli archi in mattoni.  


LA CUCINA BIOLOGICA


Le nostre ricette hanno il profumo della montagna, variano con le stagioni e si basano su un’attenta ricerca della cultura pastorale e contadina dei Sibillini. Molti piatti hanno un’origine picena e rispecchiano la cucina tradizionale delle nostre nonne, povera ma costruita con fantasia. Altri ripercorrono il mangiare dei giorni di festa: la festa del grano (mietitura e trebbiatura), la sfogliatura del granturco (scannafojatura), la vendemmia e la raccolta delle olive. Dal sapore antico e naturale sono i prodotti biologici della dispensa, provenienti in prevalenza dalla nostra azienda, da vicine aziende agricole e dalla bottega del commercio equo e solidale. Tradizionale è la preparazione di alcune pietanze cucinate nella pietra, sotto la cenere, nel coccio, nell’argilla e con le erbe spontanee. La scelta delle tovaglie tessute a telaio e delle ceramiche realizzate a mano esprime la bellezza e l’originalità della tavola. 


La cucina con le erbe, i fiori ed i fruttiLa raccolta delle erbe sia coltivate che a crescita spontanea nei campi o nei boschi è un abitudine antichissima; companatico quasi giornaliero dei contadini o dei pastori. Le erbe di campo o selvatiche sono di numerose specie, variano da luogo a luogo ed in relazione alla stagione. Generalmente si mangiavano cotte ma per non perdere tutte le loro proprietà è preferibile gustarle crude in insalata (misticanza). Nel Maceratese era tradizione piantare l’antivigilia del Sabato Santo i vari tipi di “foje”; la resurrezione di Cristo avrebbe fatto nascere erbe belle ed abbondanti. Assieme alle erbe i nostri piatti si compongono al variare delle stagioni e dei mesi di frutti e di fiori. La cucina nella pietra e nel coccioLa cucina nella pietra ci riporta agli albori della storia,quando ancora i metalli non venivano utilizzati per le cotture. Di pietra erano fatti i contenitori di olii, detti “olle”da cui l’aggettivo ollare. Di coccio erano i recipienti che contenevano miele, sottaceti, conserva di pomodoro, ma anche le brocche per l’acqua e il vino. La nostra cucina nella pietra ollare e nel coccio, per via della capacità di questi materiali di trattenere e diffondere il calore, esalta in maniera naturale il gusto degli alimenti preservandone, allo stesso tempo, tutte le qualità nutritive. Tra le pietanze più caratteristiche ci sono gli umidi di vitello e maiale, la pecora con le verdure nel coccio, i sughi e le zuppe di cereali e legumi. La cucina nel forno a legna. Un tempo nelle nostre campagne ogni casa colonica possedeva un forno. Nella borgata di Vallato fino al 1948 erano in funzione 14 forni a legna che venivano scaldati ogni sette o otto giorni e servivano a cuocere il pane delle 43 famiglie residenti. Tradizionalmente il forno era costruito a volta e fatto di mattoni di argilla cruda e paglia tenuti da una malta di terra. Mentre la donna era intenta a fare il pane, un uomo provvedeva a scaldare il forno bruciando di solito rovi, viticci, biancospino, ginepro, ramaglie di scarto o buona legna di fascina, che davano all’infornata il caratteristico buon profumo. E’ nelle festività o in alcune giornate a tema che accendiamo il forno a legna per cuocere il pane, le cresce, le carni, i dolci e le verdure.

 
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